La COMUNITA’ come elemento essenziale nella vita dei piccoli paesi dell’Appennino, ancora prima dell’abbandono fisico vi è stato un disgregarsi della collettività che garantivano il presidio del territorio e della memoria montana.

 

Il PAESE come centro in cui convogliare tensioni civili e artistiche in grado di ampliare gli orizzonti del possibile e trovare risposte a nuove e vecchie necessità.

 

Il FESTIVAL come rito collettivo di adozione di un territorio che apre spazi fisici ed espressivi in cui la comunità provvisoria, composta da abitanti, ospiti e visitatori, si conosca e si affezioni rendendosi capace di quotidiani atti di resistenza.

 

L’ARTE come filo rosso che intreccia varie forme di espressione al territorio ed a chi lo abita.

 

Foglia Tonda parla di questo, di una necessità, di un nuovo modo di vivere la montagna.

Negli ultimi anni, esperienze di vario tipo si sono sviluppate nelle aree marginali, allo scopo di sperimentare e offrire una diversa chiave di lettura delle montagne minori. La dorsale Appenninica occupa gran parte della superficie dello Stivale, originando un territorio caratterizzato da un crescente spopolamento e, di conseguenza, da una sempre più drammatica scarsità di servizi. Si tratta in realtà di aree strategiche per i più disparati motivi: dissesto idrogeologico, patrimonio paesaggistico e culturale; che nella narrazione dominante si trovano ridotte al solo scopo turistico come unica via per sostenere l’economia locale di questi luoghi. 

 

Foglia Tonda parla di questo. Un tentativo appassionato di riportare l’attenzione sul presidio che le valli e le montagne del Mugello necessiterebbero per valorizzare le loro potenzialità. Foglia Tonda parte da Razzuolo, sull’Appennino Tosco Romagnolo. Negli anni territorio circostante ha vissuto un vero e proprio processo di marginalizzazione che ha portato al calo delle attività e dell’occupazione, alla rarefazione sociale e all’invecchiamento della comunità, all’abbandono della terra e al conseguente venir meno della tutela del suolo.

 

Questo contesto, che costituisce la “questione appenninica”, coinvolge tutta la penisola. Se la peculiarità delle singole zone sfida i movimenti dal basso sulla creazione di un discorso condiviso sull’Appennino, pensiamo che l’Arte in tutte le sue forme, possa raccontare le diversità e convogliarle in una coralità di intenti. Arte che risveglia i luoghi, arte come seme di una comunione delle comunità marginali nel più grande contesto dell’Appennino, che torni a far parlare le montagne minori.

 

Il Festival Foglia Tonda giunge quest’anno alla sua terza edizione. Iniziato nel 2018 con l’organizzazione di una singola giornata di eventi, ha visto la seconda edizione nel luglio 2019 e con essa la nascita di una comunità provvisoria che per due giorni ha condiviso gli spazi con gli abitanti del paese. Razzuolo ha potuto rivivere un laboratorio di falegnameria, un mercatino di prodotti caseari e ortofrutticoli, un’esposizione di opere di artisti locali. Il programma del festival è stato pensato in modo da intrecciare le due comunità, la provvisoria e la permanente. I laboratori di pratica filosofica nel castagneto, la proiezione dei documentari sulle mura dell’unica piazzetta del paese, le passeggiate sulle vecchie vie di comunicazione, gli incontri alla Casa del Popolo e la possibilità di pernottare in tenda, non sarebbero stati possibili senza la concessione da parte degli abitanti del paese, degli spazi nei quali gli eventi sono stati realizzati. 

 

Perché una terza edizione? Il giorno dopo la fine del festival, nell’attesa che arrivasse il furgoncino del pane, uno degli abitanti del paese ha chiesto: “Ma come, è già tutto finito?”. Ce lo siamo chiesti anche noi riflettendo su quale fosse l’impatto di un festival di due giorni sulla vita quotidiana del paese, ed in quella domanda abbiamo trovato la risposta. Nella nostalgia, nella rinnovata consapevolezza di un vuoto che chiede di essere riempito, nel desiderio di sentirsi comunità viva